Ci
sono orsi anche fra le stelle. Possiamo immaginarle come la
mamma e il figlioletto birichino che fa le capriole.
Sono
orsi un po' speciali. intanto hanno una lunga coda, cosa che
i veri orsi non hanno. Ma cosa importa? In fondo alla coda
del piccolo c'è la stella più importante tra tutte
quelle del cielo (almeno nel nostro emisfero boreale): la
Stella Polare. Polaris. La stella che segna il nord, che per
secoli è servita per i naviganti, che in mezzo al mare,
senza vedere terra, non avrebbero saputo che direzione prendere.
La stella Polare è l'unica che rimane sempre fissa
nel cielo. Tutte le stelle ruotano attorno ad essa durante
le 24 ore. (A dire il vero non sta proprio fermissima, disegna
un piccolissimo cerchio, ma in fotografia non si vede. E i
telescopi ne tengono conto.
I nomi delle altre stelle dell'Orsa minore sono: Kòchab,
(stella), Pherkad (Fèrkad, i due polpacci), Yildùn,
(dal turco "stella").
Nell'immagine,
accanto agli orsi, c'e' il disegno del Grande Carro, che fa
parte della più grande costellazione dell'Orsa Maggiore,
ma che tutti chiamano Orsa. (Sette le stelle dell'Orsa
Maggiore, sette le note della mia chitarra...come cantava
il Quartetto cetra). Anche Giacomo Leopardi nella sua
celebre poesia Vaghe stelle dell'Orsa, vedeva certamente
e notava solo le luminose stelle del Carro, anche se sapeva
bene che altre stelle completavano la costellazione. Tutti
la riconoscono, l'Orsa Maggiore.
Ecco
tutte le stelle principali dell'Orsa maggiore. Nel gruppo
si riconosce la testa e le zampe.
I
nomi delle stelle dell'Orsa Maggiore sono: Dùbhe (da
al-dubb, l'orso), Meràk, (il fianco dell'orso più
grande), Phecda (Fècda), (la coscia dell'orso più
grande), Mègrez, (la radice - della coda - dell'orso
più grande), Aliòt, (il cavallo nero), Mìzar,
(l'inguine), Alcor (è una stellina vicina a Mizar,
appena visibile in cieli scuri, e il suo nome significa "la
dimenticata"), Alkàid, (il capo), Tàlitha,
(il terzo salto della gazzella), Tania australis e Tania borealis,
(il secondo salto), Alula borealis e Alula australis, (il primo
salto), Mùscida, (il muso).
Il
significato del nome deriva, per la nostra cultura, dalla
mitologia greca. La storia è bellissima. Chi volesse
leggerla: da Le metamorfosi di Ovidio.
Callisto
era una delle ninfe del seguito della dea Diana (la dea della
caccia). Un giorno mentre, tolta la faretra riposa in un bosco,
Zeus la vede e per sedurla prende le sembianze della dea.
Callisto si lascia ingannare e Zeus la seduce. Rimasta incinta,
viene scacciata da Diana perchè le Ninfe del suo seguito
dovevano rimanere vergini.
Quando
nasce il bambino, Arcade, anche Giunone si vendica, e trasforma
Callisto in orsa. Lei da allora vaga per i boschi, e un giorno
incontra il figlio che sta cacciando, e che, vedendo un'orsa,
tenta di colpirla con una freccia. Zeus impietosito li fa
salire nel cielo traformandoli ambedue in costellazioni, l'Orsa
maggiore e l'Orsa minore, condannate però, per l'ultima
vendetta di Giunone, a ruotare in eterno intorno alla Polare,
senza mai bagnarsi nel mare.
Infatti
alle nostre latitudini, che sono anche non distanti da dove
nacque il mito, le Orse non tramontano mai. Naturalmente andando
ancora verso Sud anche le Orse spariscono pian piano mentre
si rivelano le costellazioni australi.
Già
fra gli antichi Sumeri era conosciuta con il nome di MAR.GID.DA,
che significa il carro, mentre gli Egiziani vi videro un ippopotamo.
Per i Romani erano Septem Triones, i sette buoi che girano
intorno alla Polare.
Presso
vari popoli era ed è di volta in volta un cinghiale,
un feretro seguito da donne piangenti, una casseruola, il
carro di Re Davide, un aratro tirato da buoi, un mestolo,
una mannaia, una chioccia seguita dai pulcini. Curiosamente
anche gli indiani d'America immaginavano in questo asterismo
una figura d'orsa, rincorsa da 3 uomini, uno che scocca la
freccia, uno con in mano una padella, uno con la legna per
il fuoco.
Questo anche per rimarcare che i significati delle costellazioni
non sono mai uguali in tutte le culture, contrariamente a
quanto si creda.