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IL TOMBOLO


Per questa sezione del sito ho avuto la preziosa collaborazione di due amiche, Rossana e Lilli,
che ringrazio di cuore.


Come nacquero le trine: la leggenda
Breve storia del merletto
Pizzi italiani






COME NACQUERO LE TRINE: LA LEGGENDA
- Per gentile concessione di Liliana Babbi Cappelletti -
Il sito di Lilli

Raccontare di trine e merletti è, come e forse ancora più che per il ricamo, raccontare una storia
al femminile, una storia iniziata alcuni secoli fa e non ancora finita e come per tutte le storie che si rispettano,
simili a favole con re e regine magnificamente vestiti, iniziano con: "C'era una volta...".

Narra infatti un'antica leggenda abruzzese di una bellissima fanciulla che, inginocchiata davanti
all'immagine della Vergine Maria, mentre pregava con fervore chiedendo la guarigione per la madre ammalata,
vide un ragno tessere con fili d'argento fiori bizzarri ma incredibilmente belli: con fili sottili tentò allora di
riprodurne il lavoro per poter fare alla Vergine un dono speciale e bellissimo.

Un'altra bella leggenda italiana racconta di un giovane pescatore veneziano che, partendo per la guerra
d'Oriente, lasciò in dono alla sua amata una rarissima alga di prodigiosa bellezza. Mentre la fanciulla
aspettava il ritorno del suoi nnamorato, lontano ormai da tanto tempo, l'alga comincò' ad appassire e,
perche' non andasse perduta la bellezza del dono e non intristisse anche il suo amore, ella imparò a riprodurla, tessendo con l'ago sulla più fine delle reti da pesca del padre.
Così, con gentili e poetiche leggende, la tradizione popolare fa nascere l'arte delle trine.





BREVE STORIA DEL MERLETTO
- a cura di Rossana Nurra

Il merletto (e con questo termine intendo ogni qual si voglia pizzo) e' un'arte prettamente europea, non la si trova
infatti in altre parti del mondo. Tanto per rendere l'idea sono state le suore a insegnare l'arte del Merletto alle donne
indiane... Si incominciano a trovare delle informazioni sui pizzi intorno al 1500: una delle prime notizie sul pizzo proviene da Milano, una spartizione tra Angela e Ippolita Sforza Visconti del 1493 di anche una " Binda una
lavorata a puncto de doii fuxi per uno lenzuolo".

Nel primo quarto del secolo successivo la moda prese corpo: osservate con cura i quadri del periodo e
troverete sempre dei bei colletti bianchi... siano essi portati da uomini che da donne, lavorati in pizzo.
Ricordate che, comunque, erano sempre le classi piu' povere a eseguire tali lavori, destinati alla classe ricca:
non e' cambiato nulla da allora ad oggi: chi costruisce una Ferrari Testa Rossa, non e' certo di in grado di
acquistarla, anche se vive molto, ma molto meglio di un merlettaio del 1500.

Tanta piu' letteratura sul merletto avrete modo di consultare tanta piu' confusione avrete nella mente: chi vi
parlera' degli antichi egizi, chi dei greci, che della superiorita' di un certo tipo di merletto, rispetto a quello
prodotto (guarda caso) in Italia... Secondo Mrs Palliser (History of Lace) il pizzo a Tombolo deriva dalla Passamaneria e furono appunto i membri della corporazione specifica che incominciarono a lavorare con tale
tecnica. Si osservi, a conferma;Therèse de Dillmont, nella sua Enciclopedia dei lavori femminili, che riserva su
tale tecnica (passamaneria a tombolo) una sezione di capitolo, con scritti esemplificativi e disegni.

Si ritiene che la lavorazione del merletto a tombolo (o della passamaneria cosi' lavorata) sia iniziata contemporaneamente sia nelle Fiandre (Antwerp) che in Italia (Venezia e Milano): chi sia stato a iniziare per
primo e chi abbia visto un altro lavorare cosi', restera' sempre un mistero.
Altro centro importate fu Milano, fulcro della passamaneria, in Europa, cosi' come Venezia lo era della moda.
La lavorazione fu un successo, tanto che fu velocemente esportata in Francia e vi furono i primi libri con disegni:
le pompe del 1559, Vecellio, Corona delle nobili e virtuose donne del 1591, in Svizzera Nuw Modelbuch,
Allarey Gattungen Datelschur, del 1561 e qualche altro titolo. Ho specificato questi titoli perchč tutti e tre sono
ancora reperibili o in copie anastatiche o in rivisitazioni moderne. Il Nuw Modelbuch e' stato scritto da una donna (caso speciale) R.M., null'altro si sa di lei, purtroppo se non che era tedesca e che insegno' per anni in Svizzera.

I pizzi lavorati al tombolo cominciarono a venir esportati in Europa ed ebbero un successo clamoroso: le donne si resero conto della potenzialita' economica di questi lavori, che potevano divenir, quindi fonte di reddito e sostentamento per la famiglia e nacquero quindi le prime insegnanti, le scuole... Dapprima si limito' l'utilizzo
del pizzo per le camicie, poi via via, lo si utilizzo' per colletti, cuffie, biancheria per la casa ecc. veniva indossato indifferentemente sia dagli uomini che dalle donne, cosa che attualmente si verifica praticamente solo per i jeans.
Tanto erano alla moda che l'Arciduca Massimiliano (d'Austria) proibė "gli inutili e opulenti merletti", con una
Generale pubblicata il 18 Marzo 1594.Osservate ancora i quadri dell'epoca e verificate quanti sudditi
austriaci la osservarono...

La moda continuo', tra alti e bassi e tra una rivoluzione e l'altra sino alla fine del 1800 e primi anni del 1900.
Quando la domanda di pizzo a tombolo divenne fortissima e ben che superiore all'offerta ci fu chi invento' le
macchine. Guardate le foto della Regina Vittoria, tutta fasciata di pizzi: sono tutti fatti a macchina: non vi
sarebbe stato il tempo materiale di produrre il pizzo a metri e avrebbe avuto un costo proibitivo anche per una
persona dotata di mezzi economici come lei. Quando vi mostrano pizzi di inizio secolo, molto probabilmente
sono produzioni meccaniche, anche se ben elaborate.

Il lato ancor piu' interessante della diffusione del lavoro a tombolo e' dato da un ulteriore elemento: nacque in
due zone identificate, naturalmente vorremmo averne noi il primato, si diffuse in Europa, in lungo e in largo,
tornando poi anche nelle zone di origine, ma con diversi stili... Per fare un esempio a Idria il lavoro a tombolo
fu introdotto da una donna Boema al seguito del marito operaio in miniera.... Furono utilizzati i materiali piu'
diversi, dal filo, ai metalli ai capelli (in Spagna), probabilmente quello che decreto' la fortuna del lavoro a tombolo
fu proprio la sua duttilita'; la possibilita' di impiegare i filati piu' disparati per produrre beni preziosi e opulenti,
messaggi di ricchezza e potenza.





PIZZI ITALIANI
- a cura di Rossana Nurra
Non vi e' una letteratura specifica italiana sul pizzo italiano (da questo punto di vista gli stranieri sono stati molto più
precisi e attenti) e quindi le informazioni che di seguito rendero' provengono da studiosi stranieri. Si e' detto che a Venezia vennero pubblicati i primi libri di disegni: Venezia, del resto era giā notissimo centro per i pizzi ad ago. Secondo Risselin-Steerėnebrugen ( Les dentelles italiennes ) i primi disegni (quali quelli del Vecellio) in realta' erano eseguibili sia ad ago che a tombolo. Comunque a Venezia si continuo' a preferire la lavorazione del merletto ad ago.

Altro centro notevole del merletto fu Genova e la Costa ligure. Genova era una citta' opulenta e la passamaneria di
questa localita' era principalmente fatta con fili d'oro e d'argento. Quando si impose il merletto a tombolo, lavorato
con filo di lino, si unirono i due stili: Lino inframmezzato da fili d'oro . Questo genere di merletto venne apprezzato molto dalla clientela maschile.

Quando il genere ebbe a decadere, la lavorazione del merletto si trasferi' a Rapallo, Albissola, Portofino, Santa Margherita ligure ove si attivo' una notevole lavorazione. In queste localita' veniva lavorata anche la seta. Milano
e la Lombardia. Vi sono pubblicazioni moderne sul genere. La caratteristica principale e' data dagli "occhiolini" :
fori di piu' o meno ampie dimensioni lavorati lungo il motivo. Questo genere di pizzo rimase influenzato dai pizzi stranieri: in ragione di cio' il merletto di Milano è vario nella lavorazione e nei punti utilizzati.
Il pizzo di Cantu' che oggi viene lavorato non corrisponde all'antico pizzo di Milano, ne' a quello lavorato a
Cantu' nei primi anni del secolo. Da una foto del 1900 foto di un gruppo di allieve si vedono lavorate delle
strisce notevoli principalmente Torchon.

Altre localita: Agli inizi del 1900 venne creata a Bologna l'associazione Aemilia Ars, volta a incoraggiare il
merletto e il ricamo. Il risultato fu eccezionale, i lavori che ne scaturirono rasentarono la perfezione.
Su questo tema, per chi le trova, vi sono le pubblicazioni di Elisa Ricci. Tra il XIX secolo e il XX vi era una
genere di merletti friulano... Non so se proprio a Udine vi fosse un centro specifico o se fossero pizzi importati
da Idria (le foto che ho visionato lo ricordano), tenuto conto che questa ultima localita' all'epoca faceva parte dell'Impero dell'Austria Ungheria.
Il centro di San Sepolcro nacque nel 1900, grazie a Ginna Marcelli.
Su questa signora e' stato pubblicato un libro: "Ginna Marcelli e il merletto di San Sepolcro" Petruzzi editore
di Citta' del castello. Di Ginna Marcelli Elisa Ricci, in Antiche Trine Italiane, disse: "cosi' a San Sepolcro in
provincia di Arezzo, circa dieci anni orsono
(E.R. scrisse nel 1908) le due figlie del maestro elementare Giovanni Marcelli
impararono da una vecchietta forestiera l'arte dei fuselli. E ora, per virtu' di quelle
donne intelligenti e operose, a Sansepolcro vive e prospera una scuola di trine di puro stile italiano che
ora e' tra le migliori del nostro paese. Se fra cent'anni Sansepolcro e Cogne diventassero centri di
produzione importante e nessuno ne avesse scritto, dove si troverebbe piu' la traccia di chi vi getto' inconsciamente,
come fa il vento, il primo seme fecondo ?
" Attualmente San Sepolcro e' uno dei centri piu' importanti del merletto
e spicca la sua Biennale che merita almeno una visita. Gina Marcelli manco' nel 1977
a 95 anni. Vi sono altri centri del Merletto: L'Aquila,Gessopalena, Pescocostanzo e la Val d'Aosta, che si identificavano nel merletto rustico.

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